LE ORIGINI DEL MARMO

L'origine del termine marmo (dal greco “marmairon” = risplendere) tradisce già la sua peculiare caratteristica, quella speciale luminosità che ne fa un sinonimo di eleganza e raffinatezza.

Da quando l'umanità si è cimentata in attività più complesse e strutturate, ovvero da quando con il Neolitico cominciamo a parlare di “età della pietra levigata”, l'uomo ha cominciato ad interessarsi a questo materiale “splendente”. L'uso più antico del marmo ha uno scopo puramente decorativo.


Specialisti del marmo erano gli artisti delle isole Cicladi, in particolare di Paro e Nasso, che, tra il IV e il III millennio a.C. scolpivano questo materiale, abbondantemente reperibile in loco, per arricchire i corredi funerari. Le loro figure umane e divine, quasi appena accennate ma rigorose e impeccabili, anticipano le forme della scultura greca arcaica .
L'arte greca fa largo uso del marmo, sia in scultura che in architettura, per consegnare a perenne memoria le sue creazioni più rappresentative.
Il più usato era il prezioso marmo Pentelico, così chiamato perchè reperito nelle cave dell’omonimo monte, nelle vicinanze di Atene. Tra l’altro, questo fu la materia prima per le principali costruzioni che sorsero sull’Acropoli ateniese: Eritreo, Propile e Partenone. Proprio la natura di questo marmo permise di ottenere, come nel caso del Partenone, una rifinitura eccezionalmente levigata e una grandissima perfezione nella commettitura dei pezzi.
Come sappiamo, i greci preferivano l’impiego del sistema trilitico anziché archi e cupole.

La spiegazione, oltre ad un evidente fattore estetico, è da ricercare soprattutto nel materiale costruttivo e, in particolare, proprio la possibilità di ottenere lunghe trabeazioni per la presenza di quell’ottimo materiale lapideo quale, appunto, il marmo pentelico. I greci lavoravano grandi blocchi di marmo. L'uso del taglio del marmo in lastre ( crustae ) invece è di origine orientale: qui, nel IV secolo a.C., si iniziò ad adoperare lastre di marmo per foderare le pareti dei palazzi regi.

A Roma, il marmo assunse valorizzazioni diverse a seconda dei periodi. Se dapprima servì soprattutto come elemento strutturale, in un secondo tempo, quando questa funzione fu assorbita dal laterizio, il marmo divenne essenzialmente un materiale da rivestimento. Ciò nonostante si continuarono ancora ad erigere edifici con struttura portante in materiale lapideo. Successivamente, all’epoca del Tardo Impero, la pietra acquistò un sempre più vasto consenso in vista delle sue possibilità d’uso quale elemento a carattere decorativo.
La raffinatezza marmorea, con le venature naturalmente ricche e il senso di perfezione che infonde, abbelliva pavimenti e pareti. I marmi più pregiati erano sottoposti ad un’accurata lavorazione intrisa, secondo i canoni dalla cultura greca classica, di una forte valenza estetica. L’esempio più significativo in questo senso è dato dagli archi trionfali e dalle colonne celebrative, elementi scultorei ed architettonici allo stesso tempo, che si pongono come veri e propri propulsori della qualificazione urbana. I diciannove blocchi di marmo della Colonna Traiana, di pregiato marmo pario della Grecia, si sviluppa per un’altezza di 35 a perenne memoria delle grandi gesta del popolo romano.

In epoca imperiale, “il lusso delle pietre” era di gran moda e il marmo faceva bella mostra di sé ovunque. Venivano usati marmi policromi di diversa provenienza e, quando questo non bastò più, si prese l'abitudine di saccheggiare sepolcri e monumenti per privarli del loro marmo. Con le invasioni barbariche le cose mutarono e al marmo furono preferiti altri materiali.
L'arte romanica invece, con il suo rinnovato amore per la classicità, riaccende la passione per il marmo in quanto simbolo della continuità fra l'impero romano e il Sacro Romano Impero. Il '400 italiano non sarebbe lo stesso senza le imponenti facciate rivestite in marmo e i loro intarsi.


Da questo momento in poi tutta l'arte italiana passa attraverso il marmo: le cattedrali romaniche e gotiche, i pulpiti di Giovanni e Nicola Pisano, le sculture di Michelangelo, le opere barocche del Bernini. La materia prima, sotto le mani sapienti dello scultore, prende forma, si arrotonda, si piega alle esigenze dell'arte, oltrepassa l'effimero, nobilita e consegna alla memoria il frutto del lavoro umano. La luce prima di essere riflessa all'esterno, penetra nella superficie, dona a questa tutta la sua purezza ed esalta la bravura dell'artista.

Dalla fine del '500, e sempre più tra il '600 e il '700, il marmo viene impiegato preferibilmente nell'arredamento degli interni senza per questo rinunciare completamente ad impreziosire le nostre città. Il rapido incremento di altri materiali, nell' 800 e sopratutto nel '900, ha reso le strutture in marmo sempre più rare, eppure le sue capacità espressive, superiori a qualunque altro materiale, fanno si che ancora ci siano architetti a preferirlo per le loro opere. Le ottime qualità del marmo, come il peso, la durezza, la resistenza al fuoco e agli agenti atmosferici, hanno permesso di realizzare costruzioni solide, dopo secoli ancora sotto gli occhi di tutti.

 

 
Geologia del marmo

Il marmo è una roccia cristallina, compatta e lucidabile, usata sia per la costruzione che per fini decorativi. E' costituita da minerali semiduri, appartenenti alla 3/ 4 classe della scala Mohs (calcite, dolomite, serpentino)...
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